OLIVETTI: una delle più avvincenti vicende industriali del Novecento - Museo Tecnologicamente ad Ivrea

Cultura

Elementi della cultura materiale e dell’artigianato tradizionale che rendono unico questo territorio

Io voglio che la Olivetti non sia solo una fabbrica, ma un modello, uno stile di vita. Voglio che produca libertà e bellezza perché saranno loro, libertà e bellezza, a dirci come essere felici!

— Adriano Olivetti —

Adriano Olivetti non fu solo un imprenditore con idee innovative dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro. Alla guida dell’impresa di famiglia, portò sempre grande eccellenza tecnologica, apertura verso l’internazionalità, cura del design industriale, oltre a continue novità e a grande innovazione nei prodotti Olivetti. Il suo pensiero fu talmente rivoluzionario da sembrare spaventosamente attuale, anche dal punto di vista del design, della comunicazione, del concetto di “bello”. Molti aspetti in ambito di business comuni ai giorni nostri, infatti, come la comunicazione, la cura e lo sviluppo del brand, la pubblicità, la grafica, lo studio della sociologia e della psicologia lavorativa, vennero introdotti da Adriano Olivetti ben prima degli anni Sessanta in tutti gli stabilimenti e gli store Olivetti in Italia e all’estero.

Un saper fare che arriva da lontano

Una peculiarità del territorio è stata, sin dall’antichità, l’attività mineraria e la lavorazione dei metalli. In Valchiusella, a Traversella si possono visitare le antiche miniere, a Brosso l’ecomuseo della Brossasca e il museo mineralogico Cà ‘d Martolo, mentre nelle Valli Orco e Soana troviamo la lavorazione del rame, con l’ecomuseo di Alpette e la Fucina di Ronco.

 

I lavori nomadi tradizionali, la vita rurale e agrosilvopastorale che hanno caratterizzato questi territori hanno portato a una presenza diffusa sul territorio di ecomusei, piccoli musei etnograficiopifici  e mulini recuperati e trasformati in luogo di visita. Tra questi ricordiamo solamente l’Ecomuseo della castagna di Nomaglio, il Museo della vita alpina di Issiglio, il museo del territorio nella Torre Ferranda e il museo dei Canteir a Pont Canavese, il Museo Spaciafornel a Locana, la Misun ed Barba Censo a Ceresole. 

Nell’area della Dora Baltea passa invece la Via Francigena, che fu, sin dall’alto Medioevo, l’itinerario seguito dai pellegrini di tutta l’Europa del centro nord per raggiungere Roma. Nel 990 la Via fu percorsa, annotata e descritta in 79 giorni dall’Arcivescovo Sigerico tornando a Canterbury da Roma, dopo l’investitura del pallio arcivescovile da parte di Papa Giovanni XV. Il suo diario è quindi la più autentica testimonianza del tracciato, che nel 2004 è stato dichiarato dal Consiglio d’Europa “Grande Itinerario Culturale Europeo” analogamente al Camino de Santiago de Compostela in Spagna. L’Osteria la Sosta a Settimo Vittone, socia del Consorzio, è situata proprio in un antico “hospitale” della Via Francigena, ovvero un punto di sosta e ristoro dei pellegrini, come testimoniato anche dalla lapide di fondazione che risale all’894 dopo Cristo.

Sul territorio delle Valli del Canavese sono particolarmente importanti anche I Saperi del Fare ovvero tutti quegli elementi della cultura materiale e dell’artigianato tradizionale che rendono unico questo territorio.

Partiamo dalla tradizione di lavorazione della terracotta e della ceramica di Castellamonte, città che ospita numerose botteghe di artisti ceramisti, il Museo della Ceramica a Palazzo Botton, la casa museo della Famiglia Allaira e la Fornace Pagliero a Spineto. Proprio nell’edificio della Fornace che è visitabile e ospita esposizioni permanenti, si trova il ristorante nostro socio Peccati con gusto. A Castellamonte si svolge annualmente tra agosto e settembre la Mostra della Ceramica, mentre a Castelnuovo Nigra la via centrale ospita in modo permamente una esposizione di presepi di ceramica. Per scoprire direttamente come si producono i manufatti in ceramica tra i quali le famose stufe tradizionali si può visitare il nostro socio La Castellamonte.

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